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Cancro del Colon-Retto

COS'E'?


Il tumore del colon è un tumore dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa che riveste l’ultima parte dell’intestino, cioè il colon. Può essere indicato con vari sinonimi, cancro del colon, neoplasia del colon, adenocarcinoma del colon, tumore del colon-retto, ma si tratta sempre della stessa patologia.

Colon

Il colon è l’ultima parte dell’intestino e può essere suddiviso a sua volta in varie porzioni: cieco, colon destro o ascendente, colon trasverso, colon sinistro o discendente, sigma e retto; il tumore può localizzarsi in tutte queste parti.

Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il terzo tumore maligno per frequenza e mortalità, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo.

La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è sempre più frequente a partire dai 60 anni, raggiunge il picco massimo verso gli 80 anni e colpisce in egual misura uomini e donne.

 

CAUSE E FATTORI DI RISCHIO


La causa vera e propria del tumore del colon (come di altri tumori) è sconosciuta. Sono conosciute però molte concause e fattori di rischio che concorrono a determinare la malattia:

Fattori nutrizionali: una dieta ad alto contenuto di calorie, ricca di grassi animali e povera di fibre è associata a un aumento dei tumori intestinali; viceversa, diete ricche di fibre (cioè caratterizzate da un alto consumo di frutta e vegetali) sembrano avere un ruolo protettivo.

Fattori genetici: è possibile ereditare il rischio di ammalarsi di tumore del colon-retto se nella famiglia d'origine si sono manifestate alcune malattie che predispongono alla formazione di tumori intestinali. Tra queste sono da segnalare le poliposi adenomatose ereditarie (FAP) e quella che viene chiamata carcinosi ereditaria del colon-retto su base non poliposica (HNPCC). Si tratta di malattie trasmesse da genitori portatori di specifiche alterazioni genetiche, e che possono anche non dar luogo ad alcun sintomo.  La probabilità di trasmettere ai figli il gene alterato è del 50 per cento.

Fattori non ereditari: sicuramente tra questi fattori il più importante sono i polipi del colon; sono tutti quei polipi che non rientrano tra le sindromi ereditarie illustrate sopra, e che vengono definiti "sporadici", sebbene anche in questo caso sembra vi sia una certa predisposizione familiare. Si stima che il rischio di sviluppare un tumore del colon aumenti di 2 o 3 volte nei parenti di primo grado di una persona affetta da cancro o da polipi del grosso intestino. Altri fattori importanti sono l'età, le malattie infiammatorie croniche intestinali (la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn), una storia clinica passata di polipi del colon o di un pregresso tumore del colon-retto, la radioterapia pelvica.

La maggior parte dei tumori del colon-retto deriva dalla trasformazione in senso maligno di polipi, ovvero di piccole escrescenze dovute al proliferare delle cellule della mucosa intestinale. Non tutti i polipi, però, sono a rischio di malignità. Ve ne sono infatti diversi tipi: solo quelli cosiddetti “adenomatosi” costituiscono lesioni precancerose.

La probabilità che un polipo del colon si evolva verso una forma invasiva di cancro dipende dalla dimensione  e dalla tipologia del polipo stesso.

 

SINTOMI


Nella maggior parte dei casi i polipi non danno sintomi; solo nel 5 per cento dei casi possono dar luogo a piccole perdite di sangue rilevabili con un esame delle feci per la ricerca del cosiddetto "sangue occulto".
Il tumore del colon-retto si manifesta con sintomi solo nella metà dei casi e soprattutto quando è localizzato nel sigma o nel retto; i sintomi sono molto variabili e condizionati da diversi fattori quali la sede del tumore appunto, la sua estensione e la presenza o assenza di ostruzioni o emorragie: ciò fa sì che le manifestazioni del cancro siano spesso sovrapponibili a quelle di molte altre malattie addominali o intestinali e perciò difficili da riconoscere. Per questo sintomi precoci, vaghi e saltuari quali la stanchezza e la mancanza di appetito, e altri più gravi come l'anemia e la perdita di peso, sono spesso trascurati dal paziente, ma molto importanti. Talora una stitichezza ostinata, alternata a diarrea, può costituire un primo campanello d'allarme.

Poiché non diagnosticati in tempo, al momento della diagnosi circa un terzo dei malati presenta già metastasi a livello del fegato, perché i due organi sono strettamente collegati dal punto di vista della circolazione sanguigna.

 

DIAGNOSI


La diagnosi si avvale dell'esame clinico specialistico, che consiste nella palpazione dell'addome alla ricerca di eventuali masse a livello dell'intestino, del fegato e dei linfonodi, e nell'esplorazione rettale.

Colonscopia

Esistono poi diversi accertamenti che permettono di diagnosticare il tumore e di eseguirne la stadiazione, ovvero di valutarne la gravità. L'esame più specifico è la colonscopia che, grazie alla possibilità di eseguire una biopsia, consente di fare subito l'analisi istologica, ovvero l'esame del tessuto. Quando la lesione ha raggiunto una grandezza superiore a un centimetro, si possono utilizzare altre metodiche, quali il clisma opaco a doppio contrasto e l'ecografia transrettale, che è utile anche per definire il grado di infiltrazione del tumore nella parete dell'intestino.

Infine la TAC addome con mezzo di contrasto permette di valutare i rapporti con gli organi circostanti, lo stato dei linfonodi e le eventuali metastasi presenti nell'addome.

 

PREVENZIONE


Se una persona sa di essere a rischio elevato perché ha avuto parenti con questo tumore in uno o l’altro dei rami familiari, è opportuno che adotti una dieta con pochi grassi e poca carne e ricca di fibre, vegetali e frutta.

Un esame poco praticato in Italia, ma molto utile, è l'esplorazione rettale da parte del medico specialista. Andrebbe effettuata almeno una volta dopo i 50 anni.

La ricerca del sangue occulto nelle feci è in grado di identificare il 25 per cento circa dei cancri del colon-retto. Se viene associata a una colonscopia (ovvero a un esame del colon con un apposito tubo flessibile), effettuata ogni dieci anni dopo i 50 anni di età, è in grado di individuare il 75 per cento dei tumori.

Alcune società scientifiche internazionali, come l'American Cancer Society, raccomandano di sottoporsi a queste due pratiche di screening appena compiuti i 50 anni, indipendentemente dalla presenza di una familiarità per il tumore. È certo che vi si devono sottoporre tutti coloro che manifestano sintomi intestinali compatibili con la diagnosi di tumore del colon e coloro che hanno avuto un familiare con queste patologie. In questo caso le colonscopie vengono effettuate più frequentemente, in genere ogni cinque anni, mentre la ricerca del sangue occulto nelle feci viene fatta ogni anno.

 

TERAPIA


La terapia di scelta è la chirurgia: sulla base della posizione del tumore si procederà con un intervento parziale o, nei casi più gravi, con la totale asportazione del tratto di colon interessato o del retto.

Rispetto agli interventi demolitivi effettuati fino a non molti anni fa, la chirurgia del carcinoma del retto si è fatta sempre più conservativa. Solo nei pazienti molto anziani o ad alto rischio si procede alla creazione della cosiddetta stomia (un'apertura che consenta di raccogliere le feci con appositi presidi,le cosidette “borsette” o “sacchetti”). Spesso oggi, invece, le stomie sono solo temporanee, e dopo un certo periodo di tempo l’intestino viene ricucito e la stomia chiusa.

Un altro intervento, attuato in casi selezionati, è la resezione chirurgica di eventuali metastasi al fegato.

Cancro del Colon - pezzo operatorio

La chemioterapia svolge un ruolo fondamentale nella malattia avanzata non operabile, ma non solo: oggi si esegue quasi sempre dopo l'intervento chirurgico per diminuire il rischio di ricaduta (come avviene già per il tumore della mammella).
Molto efficace in alcuni casi è anche la terapia effettuata prima dell'intervento per ridurre la dimensione del tumore e facilitare il compito del chirurgo. Questa terapia può essere fatta sia con farmaci chemioterapici sia con le radiazioni (radioterapia).

 

 

Dott. B. Neola

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Università degli Studi di Napoli Federico II

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